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Processo di evoluzione dell'Istituto
  

 
L’Istituto Sudtirolese dei Gruppi Etnici, fondato nel 1960 con il nome „Südtiroler Wirtschafts- und Sozialinstitut (Istituto economico-sociale di Bolzano)“, era inizialmente destinato ad approfondire l’esame delle problematiche socio-economiche delle etnie tedescofona e ladina presenti in Alto Adige suggerendo alle stesse soluzioni concrete. L’Istituto ha assolto a questo incarico statutario nel corso di un trentennio.

Con il passare del tempo, anche l’Istituto non ha però potuto ovviamente sottrarsi ad un cambiamento sostanziale: non era possibile infatti occuparsi delle problematiche socio-economiche senza interessarsi nel contempo alle circostanze culturali, educative ed ecologiche nonché ai presupposti autonomistici dell’Alto Adige. Quando poi nell’ambito della realizzazione della seconda autonomia dell’Alto Adige nacquero diversi organismi specializzati nello studio delle principali tematiche socio-economiche (tra gli altri l’Istituto di promozione dello sviluppo economico, l’Istituto di ricerca economica, l’Istituto per la Promozione dei Lavoratori, l’Ecoistituto, etc.), l’Istituto poté dedicarsi in misura sempre maggiore ad uno studio più globale della società altoatesina e dei suoi gruppi linguistici. Dall’Istituto economico-sociale prese quindi forma l’Istituto Sudtirolese  dei Gruppi Etnici il cui interesse non è più focalizzato su aspetti parziali ma sull’intero complesso delle problematiche connesse alla convivenza sul territorio di tre gruppi linguistici diversi.

Quando poi i profondi cambiamenti intercorsi in Europa nel 1990 riacutizzarono la questione nazionalista, tutta l’attenzione dell’Europa si trovò improvvisamente puntata sull’Alto Adige: un pessimo conflitto che minacciava di culminare in un’escalation di violenze aveva infatti lasciato il posto, grazie all’opera di intermediazione politica, ad una gestione positiva dello scontro che in virtù della firma del secondo Statuto Speciale ha permesso la convivenza pacifica dei tre gruppi linguistici altoatesini. Sulla scorta di questa esperienza, l’Istituto fu sempre più interpellato, anche fuori regione, affinché, servendosi di metodi scientificamente obiettivi, rendesse partecipi del suo patrimonio di esperienze storiche altri soggetti interessati  alla soluzione di problematiche analoghe. La mole di consulenze richieste all’Istituto è ora enorme.

In Europa sono infatti ben oltre 300 le minoranze nazionali o etniche che riuniscono un totale di oltre cento milioni di persone (addirittura un settimo della popolazione europea) molte delle quali auspicano di poter usufruire del potenziale e del vantaggio di esperienze maturate in Alto Adige. L’Istituto ha accettato di fare fronte a questo incarico in uno spirito di solidarietà nei confronti del destino di molte etnie afflitte ma anche in segno di gratitudine per l’aiuto spontaneo di cui l’Alto Adige ha potuto avvalersi oltre confine durante le fasi difficili.

Questo processo evolutivo trova riscontro anche nella stesura degli atti statutari dell’Istituto: nel 1995 il suo scopo è stato ampliato andando ad abbracciare la finalità di contribuire, in uno spirito di solidarietà e in modo costruttivo, alla soluzione della questione dei gruppi etnici in Europa attraverso un’attività di ricerca, scambio di esperienze e cooperazione internazionale. Infine, come ultimo passo compiuto in questa direzione, l’Istituto venne ribattezzato l’anno successivo in „Istituto Sudtirolese dei Gruppi Etnici” abbandonando l’originaria finalità, circoscritta ai soli aspetti socio-economici e ormai superata dagli eventi, in favore di uno studio globale della problematica dei gruppi etnici altoatesini.